
Molto sorpreso da una sua intervista uscita su ‘La Verità’ il 23/10/22, ho superato il mio primordiale pregiudizio verso l’autrice a causa del titolo del libro che l’ha resa famosa (Vai dove ti porta il cuore) e mi ci sono buttato a capofitto, riconoscendo fin da subito la sua indubbia capacità narrativa. Un capitolo tira l’altro senza pesantezze inutili: 280 pagine che si leggono con grande scorrevolezza e che mettono via via sul piatto, tante questioni a cui pensare.
Non so se esista una “categoria” definita per incasellarlo, di fatto si tratta di un incrocio tra una testimonianza autobiografica e un saggio, costruito sulla cronistoria di quanto abbiamo vissuto con la pandemia da fine 2019 ad oggi. Ho trovato il suo racconto e lo sviluppo del suo pensiero su questi fatti, sempre più divergente e quindi particolarmente prezioso dentro al mantra asfissiante e conformista che non ha risparmiato nessuno. Clamorosamente assenti infatti, sono state le voci critiche dei cosiddetti “intellettuali” (tranne pochissimi rari casi).
Eccone finalmente una, conosciuta dal grande pubblico, che ha vissuto come tutti le varie fasi del terrore pandemico, fidandosi inizialmente delle soluzioni proposte dalla tecno-medicina per poi metterle sempre più al vaglio della sua intelligenza alla prova dei fatti. Susanna Tamaro si è resa via via chiaramente conto che abbiamo cominciato a dividere il mondo in “buoni e cattivi” scatenando tutte le frustrazioni più insopportabili sul facile capro espiatorio di chi, per motivi del tutto legittimi, non ha voluto cedere alla pressione del potere che ha utilizzato in un modo mai visto la propaganda mediatica. Chi altri dovrebbe in anticipo e con coraggio fare da “sentinella” per la società se non proprio le ‘anime poetiche’ e le menti più attente e libere degli intellettuali?
Certo uno potrebbe obiettare: troppo facile far uscire ora un tale testo, quando il tema “Covid” è stato evidentemente derubricato a tema secondario, anche con una certa scaltrezza politica. Bisogna però tenere conto che la Tamaro scrive e conclude il suo testo sicuramente parecchi mesi prima dell’era “Meloniana”.
La Tamaro in questo testo espone tutta la sua passione per le scienze naturali, ma intrecciate con il suo stile di vita, da tanti anni, quasi eremitico, facendo parecchie digressioni e fughe laterali. Sempre però all’interno di questo quadro di segnali “apocalittici” (nel senso di svelamento) e di come, secondo lei, stiamo raccogliendo le conseguenze di un allontanamento “transumano” dalla natura, la quale poi, a suo modo, interviene pesantemente con le sue “livelle”. Ecco se dovessi farle un piccolo appunto è proprio sulla mancata presa in considerazione dell’ipotesi, molto verosimile, di un concorso umano nella costruzione di questo nuovo virus.
L’autrice di Tornare umani si racconta senza tanti filtri, menzionando anche la sua fantomatica (per me) ‘compagna’ con cui convive da sempre e che ha subìto sulla sua pelle pesanti effetti avversi della vaccinazione. Immagino che, non facendo mistero della sua fede cristiana, qui si tratti di un’originale amicizia tra “sorella e sorella”…
Il libro si conclude con tre brevi biografie raccolte in un’appendice dal titolo “Tre vite esemplari”. Persone che hanno lottato in modo luminoso affrontando prove titaniche. Varrebbe la pena acquistare e leggere questo libro anche solo per conoscere la figura di Franz Jägerstätter, ghigliottinato dai nazisti. Papa Benedetto XVI ne riconobbe il martirio proclamandolo beato il 23 ottobre 2007.
Puoi comprare Tornare umani qui ›
Se questo tema ti risuona, ho raccontato cosa significa viverlo davvero,
nella mia esperienza di padre e marito, qui:
Un padre, una madre e 7 figli – la sovrabbondanza che sorprende
Lascia un commento