Sovrabbondanza

Fede, ragione e caos vitale. "Recensiti" da un pover'uomo in cammino.


“BUEN CAMINO”: un gran bell’augurio!

Perché guardarlo?
La mia recensione di Buen Camino.

Comincio subito dal fondo. Perché andare a vedere un film del genere? Perché c’è modo e modo di ridere. Se a suon di risate si osserva la vita che rifiorisce su basi nuove, il “pacchetto” diventa autenticamente natalizio.

Questo è il messaggio più bello che “Buen Camino” con Checco Zalone ci lascia: dentro un’esperienza più grande scopriamo chi siamo, di cosa ha bisogno il nostro cuore e piano piano anche i nostri rapporti vengono risanati.

Certo che si ride, meno frequentemente forse che in “Quo vado?”, perché Zalone è un maestro nel renderci famigliare la miseria umana. Questa si trova da qualche parte molto ben cammuffata, anche dentro ognuno di noi. Ma ancor di più si sorride, mano a mano che il cammino procede portando ad una maturazione positiva la storia dei protagonisti.

La situazione contingente è quella di un padre cinquantenne, fancazzista figlio di un industriale, ricco e cafone da far schifo che si trova costretto a recuperare la figlia minorenne fuggita in Spagna per fare il Cammino di Santiago. Ecco, i giovani, incarnati dalla figlia fuggitiva, comprensibilmente disgustata da un padre così “coglione”, quando prendono sul serio la loro sete di bellezza e di verità, dimostrano di essere decisivi nel trascinare anche i “matusa” su strade nuove.
Guarda il trailer ufficiale ›

Il vero protagonista

Una risposta ancora più secca alla domanda iniziale potrebbe essere: perché il vero protagonista di questa storia è il “cammino”, quello di Santiago, figura di tutti i pellegrinaggi. Il pellegrinaggio non è un viaggio turistico ma un’esperienza esistenziale che presuppone, magari non subito ma piano piano come succede in questo film, di abbandonarsi ad una forza più grande che ci conduce.

Probabilmente è per questo che i grandi giornaloni progressisti hanno provato a stroncare preventivamente questo film. Sarà anche perché i personaggi più insopportabili sono la ex-moglie di Zalone ma ancor di più il suo nuovo compagno radical-chic intellettualoide. E sarà anche per tante inquadrature che non occultano quello che c’è di chiaramente cattolico nel Cammino di Santiago: chiese, oratori, ostelli, preti e volontari, pellegrini di varia umanità, oltre ai meravigliosi panorami, ai paeselli con la sua gente e agli scorci di Spagna e Portogallo che sembrano chiamare anche noi a partire subito.

Un intreccio che funziona

Ci sono diversi temi che si intrecciano in questa storia, non solo il rapporto padre-figlia che fa da filo trainante, ma anche quello, non banale, del rapporto con la ricchezza e con il benessere che ne deriva perché questa evidentemente non basta a colmare il vuoto del cuore e sul piano delle relazioni, paradossalmente ci impoverisce, perché attira gente superficiale e infedele, che non ama veramente se non i vantaggi che ne derivano per sé. Un passaggio che scalda il cuore è quello in cui Checco sceglie di utilizzare i suoi soldi per far felici i compagni di cammino che nel frattempo sono diventati una sorta di “comunità viaggiante”.

L’unico sospetto che viene è che Zalone abbia ricevuto qualche sovvenzione dagli urologi italiani per stimolare una campagna massiva di screening sul tumore alla prostata. Visto il successo di pubblico che il film sta ottenendo direi che anche questa operazione sta andando a segno alla grandissima. Non perdetevi la chicca finale a suon di flamenco! 

Nel mio libro “Sovrabbondanza” anch’io ho affrontato il tema della difficoltà di comunicazione con i propri figli, soprattutto quando entrano in “stronzolescenza”.

Se con 7 figli sopravviviamo noi…
Nel libro “Sovrabbondanza” racconto cosa succede davvero quando la Vita ti travolge — e perché è la cosa migliore che ci sia capitata.
Qui lo trovi su Amazon: https://amzn.to/4r2ATxl



CU FU?

Mi chiamo Marcello Belletti e sono maschio, marito di un’unica moglie, padre “numeroso” e felicemente cattolico: tutta “roba” per grazia ricevuta, per sua natura “Sovrabbondante”.
Ho provato a scriverne qui ›

Archivio articoli