
Abbandonato a 3 anni dalla madre, picchiato a sangue dal padre, rinchiuso in riformatorio: Tim ha conosciuto solo il peggio della vita. Finché l’incontro con un sacerdote e l’amore di una giovane donna non hanno cambiato radicalmente la sua esistenza.
«Uno dei libri più belli che abbia mai letto».
Ad inizio settembre siamo rientrati dal “ritiro delle famiglie” anche con questa indicazione, ripetuta da più parti, meditando e condividendo il tema spinoso del “rapporto con la famiglia d’origine”.
Una storia incredibile, umanamente al limite. Fino a metà libro devi fare forza su te stesso per non abbandonare la lettura, quasi asfissiato da veri e propri pugni nello stomaco che questa biografia ti consegna. Non lo fai perché il racconto ti magnetizza non solo perché è vita vissuta ma perché è veramente scritto bene, cosa non scontata. Parola dopo parola, nessuna di troppo, come delle frustate di cruda verità. Non c’è solo cronaca, ma anche una sorprendente lettura del proprio e altrui animo umano.
Quando, date certe premesse, l’esito sconfessa platealmente quanto razionalmente ci si aspettava, siamo di fronte ad un miracolo, quello della libertà umana che si lascia incontrare dalla misericordia divina!
Dal retro copertina: «Sono sopravvissuto grazie a tre sogni: uscire dal riformatorio, diventare capobanda, uccidere mio padre. Sogni che ho realizzato. Tranne il terzo. Per un pelo… Per anni è stata la fiamma della vendetta a darmi la forza di vivere.»
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Quando tocchiamo il fondo, siamo aiutati a chiederci cosa può davvero salvarci.
Dopo aver toccato con mano l’inconsistenza dell’amore astratto e superficiale ho raccontato la mia esperienza con l’amore concreto qui:
Un padre, una madre e 7 figli – la sovrabbondanza che sorprende