Sovrabbondanza

Fede, ragione e caos vitale. "Recensiti" da un pover'uomo in cammino.


Il sesso spuntato. Il crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente.

Riporto qui un estratto della mia recensione completa pubblicata su Aleteia il 10/02/2017 su il saggio “IL SESSO SPUNTATO. Il crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente” dello statistico Roberto Volpi.

Il connubio titolo+sottotitolo ha attirato subito la mia attenzione, perché in sintesi, tra l’ironico ed il drammatico dice già tutto. Proseguendo nella lettura ne ho avuto conferma: non si tratta di una traballante visione sul futuro, purtroppo il saggio parla di quel che è già, del qui ed ora.

Il libro gronda di dati, di analisi molto articolate, che aggiungono, per conferme consequenziali quello che i dati sottendono.

Dunque, in Europa già dagli anni ’70 del secolo scorso stiamo assistendo ad una grande caduta della fecondità che non garantisce più il tasso di sostituzione di 2,1 figli per donna. Pensare che solo nel quinquennio 1960-1965 potevamo vantare un tasso di ben 2,6 figli per donna e siamo finiti per sprofondare a 1,4 negli anni 2000-2005.

Non facciamo più figli per mancanza di sicurezza economica? Questo è quanto normalmente si dice, ma, dati alla mano da queste pagine emerge chiaramente che la grande caduta della fecondità in Europa è coincisa con la crescita esponenziale del benessere. I numeri quindi dicono il contrario! Non ci si sposa quasi più in generale, ancora di meno in Chiesa, eventualmente in età avanzata e dopo aver già perlustrato il sesso in tutte le sue varianti “fluide”, in rapporti di coppia instabili e superficiali, tranne che nella funzione per cui è stato “disegnato”: concepire una nuova vita. E quando questa prospettiva viene finalmente inquadrata, il “decennio d’oro” delle donne per concepire i figli (dai 20 ai 30) è già passato. Le coppie arrivano alla scelta del figlio quando la donna ha già alle spalle la maggior parte della vita feconda. Verità biologica che non si può più dire.

In Occidente si è consumata definitamente la separazione tra sessualità e procreazione: questo è un dato di fatto incontrovertibile.

Dice Volpi:

“I figli sono piuttosto il prodotto di decisioni minuziosamente razionali che solo una volta prese si avvalgono del sesso, cosicché quest’ultimo, lungi dall’implicare la possibilità dei figli, è impegnato piuttosto a cercare in ogni modo di evitarli”.

Aggiunge ancora:

“La riproduzione sessuale non è soltanto controllata ma vigorosamente esclusa dai rapporti sessuali […] si pensi al vero e proprio terrore (come chiamarlo diversamente?) che pervade il mondo occidentale senza eccezioni di sorta ogni qual volta si tocca il tema dei concepimenti in età adolescenziali”.

Al netto delle sterilità di coppia – sempre più diffuse e sempre più dovute a problemi maschili – si è innescato un perverso intreccio di “stanchezze”, sia spirituali che carnali, che si condizionano a vicenda a tal punto da non riuscire più a distinguere dove finisca la psicologia e cominci la fisiologia. In parole più semplici: il venir meno della “consuetudine ai figli”, sta rendendo sterile sia il pensiero che l’azione. La cosa a cui non avevo mai pensato è che questa dinamica è vera in entrambi i sensi.

[…] “se non si fanno più figli sarà impossibile sostenere il mercato interno del lavoro, la produzione e gli stessi consumi e conservare in equilibrio un sistema previdenziale e pensionistico che si carica di sempre nuovi oneri mentre le entrate, per l’assottigliarsi delle nuove generazioni che entrano a loro volta nel mercato del lavoro cominciando a pagare i vari contributi, non tengono né possono tenere il ritmo”.

Al cuore del fenomeno c’è quello che Roberto Volpi indica con “la sostituibilità dei figli”: […] lo “scadimento del valore, del senso stesso dei figli all’interno di esistenze che sempre più sono sentite e combattute come concluse in sé stesse”, […] “ai figli si preferisce sempre di più una vita libera di fare e padrona di fare, padrona di sé”.

Così, galoppando di conclusione in conclusione ci chiediamo insieme all’autore: “Reggerà dunque la riproduzione sessuale nel nostro mondo?” Ci troviamo di fronte ad un paziente in condizioni di salute drammatiche, forse irreversibili. Il dottore ora al suo capezzale prende il volto ingannevole della procreazione medicalmente assistita, nemmeno lontanamente in grado di scendere lì dove si annida il male più profondo: fino all’anima del moribondo. Serve un miracolo. Come non pensare al salmo 49 che recita: “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”?

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Mi chiamo Marcello Belletti e sono maschio, marito di un’unica moglie, padre “numeroso” e felicemente cattolico: tutta “roba” per grazia ricevuta, per sua natura “Sovrabbondante”.
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