Sovrabbondanza

Fede, ragione e caos vitale. "Recensiti" da un pover'uomo in cammino.


‘Mistica della carne. La profondità dei sessi’ di Fabrice Hadjadj

Uomo e donna uniti in un gesto di amore carnale

Non c’è niente da fare, ci ritroviamo un corpo. Tutti. E pure sessuato, senza che nessuno ce l’abbia fatto scegliere. Intollerabile. Cos’è questa realtà della carne allora, soprattutto vissuta all’interno del rapporto sponsale? Un accidente da contestare e da manipolare o qualcos’altro?

Fatevi destabilizzare dall’intelligenza, dall’ironia e dalla ricchezza letteraria di questo sorprendente saggio di Fabrice Hadjadj intitolato “Mistica della carne”, dedicato alla “profondità dei sessi”.

La carne pesa: il fantasma è lieve.

“La carne pesa: il fantasma è lieve. E anche più igienico, e certamente più duraturo. Chi non sa che «il desiderio fa fiorire e il possesso fa sfiorire»?

Il fantasma permette di conservare intatto il desiderio. Consuma solo nell’immaginario, evitando il rischio di una realtà deludente o di una responsabilità vincolante. Per tenere la carne a distanza, abbiamo sempre avuto un certo sentimentalismo e una certa pornografia. L’uno e l’altra appartengono all’ideale. Alla cosa stessa, con le sue sorprese gradevoli o sgradevoli, viene sostituita la sua rappresentazione inodore, programmabile, efficiente, tanto nell’ebbrezza romantica che nel godimento brutale, nella passione evanescente e nella potenza idraulica. Questo sentimentalismo e questa pornografia si presentano, beninteso, come avversari: questa rimprovera a quello le sue pretese angeliche, quello la condanna per la sua degenerazione bestiale. Ma il guardone e la romantica concordano nell’alleggerire la carne nella sua presenza incontrollabile. Per l’uno come per l’altro, ciò che conta è il cinema.”

Per guardare in faccia a questo abisso, ci vuole una speranza.

Un certo influsso platonico che accusa il corpo di “pesantezza” mortifera è penetrato nella nostra identità occidentale, inquinando in alcuni passaggi anche la teologia cristiana. Non irrimediabilmente però, perché ri-attingendo alla linfa delle sue radici giudaiche e poi del corpo di Cristo, “cardine della salvezza”, il pregiudizio negativo sulla materia viene sanato. 

C’è dentro tutto in questo saggio e dopo almeno una doppia lettura non so più cosa non sottolineare: la radicalità dell’origine della vita, la bellezza misteriosa del cristianesimo che entra nella storia passando per la carne illuminandone la profondità abissale, e la descrizione esatta dell’uomo moderno che tenta e ritenta di disfarsi di tutto questo con le sue ideologie neo-gnostiche.

Chi è Fabrice Hadjadj

“Fabrice Hadjadj, classe 1971, di origine ebraica, arabo di nome – è nato da una famiglia di origine tunisina -, ha vissuto una gioventù «nichilista» di nome e di fatto, aliena da ogni aspirazione religiosa e immersa in una bruciante passione letteraria […]. Folgorato davanti a un crocifisso nella chiesa di Saint-Séverin – nel centro di Parigi -, ha ricevuto il battesimo nella celebre abbazia di Solesmes, nota per la grande tradizione del canto gregoriano ivi custodita. Di là ha preso nuovo slancio la sua riflessione filosofica e letteraria, che spazia in campi alquanto diversi.” (da ‘Nuovi cristiani d’Europa – Dieci storie di conversione tra fede e ragione’. Ed. Lindau 2009)

Ecco un altro suo passaggio magistrale:

“Nella misura in cui il nazismo e il comunismo sovietico si ricollegano alle figure di Hitler e di Stalin, si tende a credere un po’ frettolosamente che tali dottrine siano solamente l’armatura della propaganda necessaria ai due tiranni. Ma è esattamente l’inverso. Il tiranno non è essenziale al totalitarismo […]

Ciò che definisce in maniera essenziale il regime totalitario è l’ideologia al potere. QUESTA GOVERNA I GOVERNANTI STESSI. Perfino i suoi più eminenti rappresentanti non sono altro che sue pedine. D’altronde costoro vengono triturati a turno dal suo meccanismo; la responsabilità del fallimento grava su questo o quell’individuo e non su un errore della Dottrina. Hannah Arendt afferma, di conseguenza, che il militante convinto non è necessario alla Dottrina. Costui sarebbe, anzi, un essere pericoloso, capace di voltafaccia. Siccome egli interiorizza l’ideologia, finisce per pensarla e rischia di coglierne le falle. Più adatto è colui che la lascia fare, la critica un po’ all’occorrenza, ma non riconosce alcuna realtà che possa venirle contrapposta: «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più (H. Arendt, Le origini del totalitarismo)».

L’uomo del mondo virtuale corrisponde abbastanza bene a questa descrizione, abbastanza apolitico e facile, se non da irreggimentare, almeno da rendere complice. L’individualismo è così la base del totalitarismo, e non il suo nemico principale, come tanto spesso si crede. Ci vogliono esseri isolati, “desolati”, senza nessun forte attaccamento familiare o religioso, e quindi pronti a fondersi in una massa: «L’isolamento è pretotalitario […]. GLI UOMINI ISOLATI SONO IMPOTENTI PER DEFINIZIONE. […] Essere sradicati significa non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri […]. Lo sradicamento può essere la condizione preliminare della superfluità (H. Arendt, Le origini del totalitarismo)».

La perdita dei legami carnali sta all’origine delle purghe”.

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CU FU?

Mi chiamo Marcello Belletti e sono maschio, marito di un’unica moglie, padre “numeroso” e felicemente cattolico: tutta “roba” per grazia ricevuta, per sua natura “Sovrabbondante”.
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