
Da poco terminata la “traversata” delle oltre 300 pagine de Il capro espiatorio di René Girard, a pagina 50 della mia nuova lettura, il San Giuseppe di Fabio Rosini, mi trovo questo passaggio:
“Tutte le compagnie che ci siamo trovati intorno ci hanno imposto, spesso inavvertitamente, atteggiamenti, mode, abitudini, scelte che implicavano una spersonalizzazione come prezzo per l’omologazione nel gruppo.
La stessa pubblicità, che è motore commerciale e sociale devastante ed inquietante, non ci asfalta con i modelli? Come attraverso i suoi studi faceva capire René Girard, la pubblicità non presenta gli oggetti desiderabili, ma usa il testimonial, quindi presenta gli oggetti desiderati dalle persone desiderabili.”
FABIO ROSINI, San Giuseppe – pag. 50
E riporta subito in nota:
“Come dire in poche parole chi sia il grande René Girard? La sua analisi del meccanismo del capro espiatorio e lo studio del desiderio mimetico sono sparsi in tutti i suoi scritti, secondo una raffinata evoluzione che lo portò dal testo fondamentale, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo (Adelphi, Milano, 1983), al suo best-seller: Il capro espiatorio (Adelphi, Milano, 1987) […] il mondo è più povero dalla sua morte, avvenuta nel 2015.”
Capita a volte che un libro sembri “chiamarne” un altro, quasi ci fosse un misterioso filo invisibile, che mette in connessione un passo della vita con il successivo, dando conferma al cuore e luce al pensiero.. in un rimando continuo tra intuizioni, comprensione di nuovi aspetti della realtà, indicazioni ricevute in un particolare momento e non un altro.
Perché ho deciso di fare questa “fatica”
Dopo vari consigli di amici che su Facebook mi indicavano Il capro espiatorio di René Girard per meglio comprendere le dinamiche sociali che si sono scatenate durante la pandemia, mi sono addentrato in questo poderoso saggio… il mio esordio con questo autore.
Prima constatazione: essendo un’opera molto impegnativa, da studiosi specialisti che ricercano verità antropologiche attraverso la mitologia e la letteratura sopratutto arcaica e antica, devo riconoscere che quello che sono riuscito a metabolizzare è solo una parte. Ma questo, contrariamente a quando prevale la frustrazione che finisce per farti gettare la spugna, mi ha spronato ad approfondire ulteriormente il pensiero di Girard. Il suo è un lavoro che non può lasciare indifferenti e questo stesso libro dà conto di attacchi e dibattiti che ha suscitato nell’ambiente intellettuale e non solo. Ma così procede spesso, “a scossoni” la cultura e l’auto-comprensione umana*.
Quello che affascina e destabilizza al momento stesso dell’analisi di Girard è la sua spiegazione sull’origine della violenza. Una forza insita nell’uomo fin dai primordi che può scaturire dal desiderio mimetico, dinamica positiva per il bambino perché lo spinge all’apprendimento e all’umanizzazione, ma che se si trasforma in rivalità mimetica distrugge la relazione e la tenuta sociale.
Un meccanismo vecchio quanto l’uomo
Ecco in poche parole la teoria del capro espiatorio per come sono riuscito a ricomporla nella mia povera testa: all’interno del corpo sociale minacciato da una grave crisi che “livella” qualsiasi differenza, si passa dal “tutti contro tutti” (di hobbesiana memoria) al “tutti contro uno” individuando un nemico comune, un’unica vittima responsabile del male che sta distruggendo la comunità, su cui scaricare questa tensione violenta. La scelta della vittima ricade, con un processo di auto-convincimento e auto-assolvimento, su una persona o una minoranza “straniera”, nel senso di NON omologata al gruppo, per qualche sua deformità fisica o per qualche suo “peccato” inaccettabile (vedi ad esempio la storia mitologica di Edipo).
Secondo Girard è un meccanismo “sacrificale” vecchio quanto l’uomo e che sta alla base di tutte le religioni, camuffato e dissimulato dietro ai racconti dei miti.
L’originalità del cristianesimo
L’unica esperienza religiosa che non fa questo è il cristianesimo, in cui Gesù è sia la vittima, chiaramente e totalmente innocente, che il “modello”, colui che non vuole che il bene dell’altro, e che non fa altro che fare la volontà di un Altro, il Padre. Il Vangelo mostra un desiderio totalmente esente dalla rivalità mimetica e che smaschera una volta per tutte il meccanismo del capro espiatorio.
«Misericordia io voglio e non sacrificio». Nel cristianesimo Dio si mette al posto della vittima e dà uno sfogo costruttivo al desiderio mimetico insito nell’uomo che altrimenti prima o dopo si trasforma in violenza distruttiva.
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* Mi sono chiesto al termine di questa fatica: non sarebbe meglio ripercorrere dall’origine il cammino di un autore per procedere insieme a lui senza perdersi passaggi importanti, dati per acquisiti nelle opere della maturità come è appunto Il capro espiatorio? Probabilmente sì, ma se è vero che sono i libri “a chiamarti” questo può avvenire dopo, una volta che “il destino” ti ha introdotto, questo è decisivo, ad una nuova esplorazione, all’inizio necessariamente frammentaria…