
“Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago”.
Questa è l’avvertenza dell’autore che si trova nella premessa de Le lettere di Berlicche, un’opera geniale di C.S. Lewis costruita utilizzando l’espediente narrativo del colloquio epistolare tra due demòni: l’esperto zio Berlicche sta istruendo la “recluta”, il nipote Malacoda, a traviare e conquistare anime. Con arguzia e ironia Lewis ci svela i meccanismi con cui il demonio quotidianamente ci presenta scelte maliziose sotto l’apparenza del bene. Potremmo definirlo un “manuale per riconoscere la tentazione”.
Tempo fa, ad un ritiro spirituale per famiglie, ho estratto da questo testo alcuni spunti significativi sul tema degli attacchi demoniaci al matrimonio. Li riprendo di seguito.
Ma esiste davvero ‘sto maledetto?
Ne ‘Le lettere di Berlicche’ si dà per scontato che il Diavolo esista sul serio, ed in effetti, per un cristiano non credere nell’esistenza del demonio è una contraddizione interna alla fede. S. Paolo VI Papa afferma chiaramente: “Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà.“
Gesù nel Vangelo ce ne parla come di un mortale ed ostinato tentatore, nemico di Dio e dell’uomo, da cui dobbiamo guardarci. Nonostante questo il demonio soccombe sempre davanti alla signoria di Cristo.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Lc 4, 33-36
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?»
Di conseguenza, all’opposto: concentrarsi sul demoniaco, vederlo dappertutto, esserne paranoicamente terrorizzati, oppure farsi attrarre morbosamente dalle sue manifestazioni straordinarie, rischia di fare del demonio una forza paritetica a Dio! Nel Vangelo NON c’è questo manicheismo.
Perché si accanisce sul matrimonio?
Essendo l’uomo, nella sua dualità sponsale maschio-femmina, il culmine della creazione, il demonio, per odio verso Dio, si accanisce su ciò che per Lui è più prezioso. Anche perché il demonio sa bene che, distruggendo il matrimonio, si soffoca lo sgorgare della vita e si decompone tutto il tessuto sociale.
Dio creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò. Li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi […] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona».
Gen 1, 27-ss
Come ci lavora il demonio?
“La grazia presuppone la natura”. (S.Tommaso d’Aquino). Siccome il diavolo, nemico di Dio, agisce esattamente al contrario, potremmo dire che la dis-grazia presuppone la s-natura, e cioè: l’azione abituale, persistente e scontata del diavolo è sul terreno naturale, dell’ordinario quotidiano. Tenta continuamente di distogliere l’uomo dalla grazia di Dio, cioè dal suo amore, lavorando sulla sua natura, cercando di snaturarlo nelle sue fondamentali dimensioni: la ragione, il cuore, il corpo, lo spirito, il tempo. Anche se il demonio rimane pur sempre una creatura che scimmiotta il Creatore, quando ci rendiamo conto che la nostra capacità di amare si accartoccia in “pensieri neri” che non corrispondono al modo di amare di Dio, significa che il tentatore sta facendo breccia.
Mio caro Malacoda,[…] Se tu avessi osservato attentamente il tuo paziente avresti scorto quest’ondulazione in ogni settore della sua vita — l’interesse per il lavoro, l’affetto verso gli amici, gli appetiti fisici, tutto va su e giù. Finché egli vivrà sulla terra, periodi di vivacità emotiva e corporale si alterneranno a periodi di torpore e povertà. […] sono puri fenomeni naturali che non ci apporteranno utilità alcuna, a meno che tu non li sappia usar bene. Per decidere quale sia il miglior uso che ne puoi fare, devi chiederti qual è l’uso che desidera farne il Nemico, e poi agire all’opposto.
Da ‘Le lettere di Berlicche’, VIII
Il demonio assume le sembianze dei nostri desideri, bisogni, progetti, aspirazioni e li perverte. L’uomo che si fa così sedurre, diventa causa del male.
A proposito del corpo.. nella lettera XX, Berlicche ricorda a Malacoda che è importante “lavorare” il suo “paziente” per convincerlo che “la castità è contro la salute” (tesi trita e ri-trita su qualsiasi rivista di costume…).
Per questo utilizza sistematicamente la confusione, la dipendenza dall’emozione e dalle nostre fantasie con le quali ci porta ad evadere dalla realtà, in un ripiegamento continuo su noi stessi, che ci chiude alla vista di Dio e dei fratelli. Maria prorompendo nel Magnificat dice che Dio: “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”… ed il capostipite di tutti i superbi è proprio il diavolo.
Mio caro Malacoda,[…] ciò che il Nemico esige dagli uomini prende la forma di un dilemma: o astinenza completa, oppure assoluta monogamia. Fin dalla prima vittoria di Nostro Padre, abbiamo reso loro difficilissima la prima. E negli ultimi secoli abbiamo continuato a restringere sempre più la seconda, come via di evasione. Abbiamo fatto ciò per mezzo dei poeti e dei romanzieri, che hanno convinto gli esseri umani che un’esperienza curiosa, e di solito di breve durata, chiamata da essi “innamorarsi”, è l’unico motivo rispettabile per sposarsi; che il matrimonio può, e dovrebbe, rendere permanente questa eccitazione; e che un matrimonio che non lo fa non obbliga più. Codesta idea è la nostra parodia di un’idea che venne dal Nemico.
Da ‘Le lettere di Berlicche’, XVIII
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