
Mi capita in mano questo libretto dal titolo Il compagno don Camillo di Giovannino Guareschi, stampato nel 2001 da Fabbri Editore. È molto leggero, maneggevole e tascabile al punto che comincio a leggerlo camminando sul lungolago di Desenzano. Riporta sulla scura e rigida copertina l’intestazione: “I GRANDI DELLA LETTERATURA ITALIANA”. Conosco la saga di Don Camillo e Peppone per averne visto qualche film in bianco e nero per cui, pur avendoli apprezzati, parto un po’ prevenuto.
Sono costretto a ricredermi: dopo poche scene mi ritrovo catturato dalla scrittura di Guareschi, così “rustica” ed esuberante. Ti lascia un buonumore profondo venato qua e là di poetica malinconia. Tutto tipicamente emiliano. Senza inutili svolazzi, nel giro di poche righe si passa dalla risata alla lacrima di commozione. Qualcosa vibra nelle mie sopite radici casalasche.
Si tratta di un racconto pubblicato a puntate nel 1959 su “Candido”, un settimanale satirico fondato dallo stesso autore, in cui Don Camillo “fronteggerà” direttamente l’angosciante Unione Sovietica, scoprendone le contraddizioni interne.
Sarebbe crudele svelare oltre la trama che è tutto un susseguirsi di sorprese governate dalla Provvidenza, spudoratamente “provocata” da Don Camillo. Non lo definirei un racconto “satirico”… anzi. Quello che mi rimane da questa lettura è un senso di dolcezza, che solo i grandi autori cristiani ti lasciano. Senza pietà, con grande realismo cattolico e pazienza contadina, Guareschi smonta pezzo per pezzo il mostro comunista.. ma riesce a tenere insieme l’amore e la benevolenza per i poveri uomini coinvolti, infinitamente più preziosi di qualsiasi ideologia.
Istruzioni per l’uso
Questo racconto – ultimo, in ordine di tempo, della serie “Mondo Piccolo-Don Camillo” – lo pubblicai a puntate negli ultimi quattordici numeri (annata 1959) di Candido, l’ebdomadario milanese da me fondato nel 1945, e che ebbe una riconosciuta funzione propagandistica nelle importantissime elezioni politiche italiane del 1948, contribuendo validamente alla sconfitta del partito comunista.
Candido non esiste più, deceduto nell’ottobre del 1961, a causa soprattutto del totale disinteresse che gli italiani del miracolo economico e dell’ apertura a sinistra hanno per tutto ciò che puzza di anticomunismo.
L’attuale generazione d’italiani è quella dei dritti, degli obiettori di coscienza, degli antinazionalisti, dei negristi ed è cresciuta alla scuola della corruzione politica, del cinema neorealista e letteratura social-sessuale di sinistra.
Pertanto, più che una generazione, è una degenerazione.
(Com’era bella l’Italia pezzente del 1945! Ritornavamo dalla lunga fame dei Lager e trovammo l’Italia ridotta a mucchi di macerie. Ma, fra i mucchi di calcinacci, sotto i quali marcivano le ossa dei nostri morti innocenti, palpitava il vento fresco e pulito della speranza.
Quale differenza fra l’Italia povera del 1945 e la povera Italia miliardaria del 1963! Tra i grattacieli del miracolo economico, soffia un vento caldo e polveroso che sa di cadavere, di sesso e di fogna.
Nell’Italia miliardaria della dolce vita, morta è ogni speranza in un mondo migliore. Questa è L’Italia che cerca di combinare un orrendo pastrocchio di diavolo e d’Acquasanta, mentre una folta schiera di giovani preti di sinistra (che non somigliano certo a don Camillo) si preparano a benedire, nel nome di Cristo, le rosse bandiere dell’Anticristo.)
Candido non poteva più vivere nella rossa Italia miliardaria e, difatti, morì […]
L’autore (Roncole-Verdi, 16 agosto 1963)
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